Quando Monk lasciò al mondo la sua arte

Tratto dal libro ”Storia di un genio americano” – Tehelonious Monk – di Robin D.G. Kelley

Il successo delle carriere musicali dei suoi figli, nonchè la prospettiva di avere una nuora, tennero Nellie indaffaratissima. Tanto indaffarata che i suoi viaggi a Weehawken divennero meno frequenti. Nel 1979, l’assenza di Nellie divenne per Nica motivo di irritazione. Quando Mary Lou Williams chiese a Nica di trovarle alcuni scatti pubblicitari di Monk, lei promise che li avrebbe chiesti a Nellie, <<quando (o se) rivedrò Nellie (non ha il telefono)… le sue visite sono sempre più rare…>>. Sicuramente Monk risentì di questi lunghi intervalli fra una visita e l’altra.

Per più di Quarant’anni, Nellie era stata per lui una roccia, il suo fondamento, la sua cassa armonica.
Aveva pulito dove lui sporcava, l’aveva vestito, l’aveva curato, gli aveva creato intorno l’ambiente che gli aveva permesso di lavorare ovunque gliene venisse voglia. Aveva Nica, ma non poteva sostituire Nellie. Un giorno, doveva essere il 1980 o 1981, forse sentendosi un pò romantico o nostalgico, emerse dalla sua camera e si sedette al piano con #BarryHarris. <<Mi disse:”Suoniamo ‘My Ideal”’. E cominciò a suonare ”#MyIdeal”. Lui suonò un chorus, io ne suonai un altro[…]. Se solo ci fosse stato qualcuno con un registratore… perchè mi fece suonare forse cento chorus di ”My Ideal” e dopo ognuno dei miei ne suonava uno lui, senza interruzione[…]. Sarà durato… di sicuro più di un’ora, ma non mi fece suonare altro>>.#Monk conosceva le parole di tutte le canzoni che suonava e dunque, in quell’esplorazione minuziosa della bella ballad di J. Newell Chase, gli saranno passati per la mente quei versi semplici che parlano di un amore pieno di speranza, sfuggente. E io scommetto che nella sua mente ci fosse Nellie. Concluso l’ultimo chorus, si alzò e tornò senza dire una parola nella sua camera.

Venerdì 5 Febbraio 1982, Barry Harris trovò Thelonious privo di sensi in camera sua e chiamò un’ambulanza. Il sessantaquattrenne Monk aveva avuto un ictus, complicato dall’epatite. Lo portarono all’Englewood Hospital, dove restò in come per dodici giorni. Il 17 Febbraio, alle ore 8.10, Monk se ne andò davvero. Nellie era lì, e lo teneva dolcemente fra le braccia.

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